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Un omino onnipresente e propenso sempre in avanti…questo è Ego.

Nasce nel 1974 esattamente insieme a me. Nel medesimo istante in cui io ho emesso il primo vagito, anche lui ha preso vita respirando attraverso i miei stessi polmoni.

Ma questo l’ho scoperto solo più avanti, ben oltre l’adolescenza. Lui è il mio alter ego. L’altra parte di me, forse quella più vera e sincera.

Ho camminato sentieri che forse mai avrei mai pensato di percorrere nella mia vita ma oggi so che ogni mia orma lasciata per strada è stato un passo in avanti verso la conoscenza e verso la totale libertà di espressione…e questo lo devo in parte anche a lui.

La musica ne è un esempio. Ego è sempre stato lì, accanto a me, mentre a 12 anni iniziavo ad amare incondizionatamente la chitarra facendola diventare una mia perfetta estensione.

Ego era forse l’unico che credeva in me anche quando le persone che mi circondavano pensavano fossi un musicista folle, lontano dalla realtà quotidiana.

Io e lui ce ne fregavamo e suonavamo, componevamo, studiavamo…mi proteggeva e io non lo sapevo ancora.

Credo di averlo incontrato davvero per la prima intorno ai 22 anni quando, mosso da una presa di coscienza forse eccessiva, ho iniziato a parlare con professionisti che avrebbero potuto aiutarmi davvero a capire perché io mi sentissi così lontano dal resto del mondo.

La colpa (o il merito ?!) era di Ego…era lui che per anni cercava di farmi capire che non avrei mai fatto pace con la realtà e che questo avrei, prima o poi, dovuto accettarlo.

Non ero un folle artista dunque ma solo un ragazzo che assorbiva eccessivamente il mondo e non riusciva a conformasi con lui.

Sentivo tutto, ogni cosa…ma volevo starne lontano e coltivare il mio universo in cui tutto era lecito e in cui la mia arte non si sarebbe dovuta piegare ai falsi miti del momento.

Ego guardava avanti senza accontentarsi mai, Ego scappava dalle mode, Ego rideva mentre la mia generazione si piangeva addosso, Ego piangeva in mezzo a buffet pieni di persone che si riempivano la bocca di tartine scadute e di discorsi superficiali.

Ego si è materializzato in quel periodo…nei momenti in cui cercavo di alienarmi, di rilassarmi e di ritrovare un contatto con me stesso…se avevo una matita in mano la prima cosa che creavo era un omino magro, agile, flessibile, propenso sempre in avanti…Nei momenti di alienazione veniva sempre fuori: quando ero al telefono, sul quotidiano del giorno mentre aspettavo il caffè seduto al tavolo del bar, a scuola durante le lezioni più noiose…

Ego mi ha fatto comprendere chi sono veramente ed è stato inevitabile che io gli dedicassi, prima o poi, un’intera parte della mia creatività.

Ecco perché lui è e sarà sempre presente nelle mie opere…cambiano gli scenari,  i momenti, i colori, i materiali, le sinfonie…ma lui c’è. Ego è lì che mi ricorda sempre che bisogna andare “oltre” per comprendere il vero significato di ogni nostra singola emozione ed azione.